Premessa
Riguardo alle strutture protette il
pregiudizio, un tempo molto diffuso, era lo stereotipo della vecchiaia intesa
come immobilità, fisica e psichica. Non solo i corpi erano ritenuti silenziosi,
privi di sviluppo e dinamicità, ma anche le menti, gli animi, i bisogni
emotivi. Come se vecchiaia equivalesse a stasi, a ristagno, a
negazione dei più elementari impulsi all’auto-espressione, quali la
creatività e la dimensione affettiva.
Sappiamo, invece, che l’anziano esige una relazione affettiva. Non solo è un
suo diritto, è un suo bisogno; a volte difficile da capire e da gestire.
Questa relazione, così spesso
impervia e accidentata, a volte irrazionale, mette a dura prova, non solo gli
stessi ospiti, ma anche gli operatori i quali, comunque, devono continuare
non solo a conservare la fedeltà verso l’ospite anziano, ma anche non devono
smettere d’essere per lui una risorsa apprezzata, stimata, amata e ricercata.
Le competenze degli animatori vanno dal programmare e organizzare attività al
sollecitare negli anziani l’espressione delle capacità creative (attraverso
una gamma numerosa e differenziata di attività); all’operare per la prevenzione,
il mantenimento e il recupero delle funzioni motorie; all’attivare un sistema
informativo esterno ed interno alla struttura che coinvolge gli stessi
ospiti, gli operatori, i parenti, i volontari singoli e i vari gruppi, gli
obiettori di coscienza, gli amministratori, la parrocchia, i politici, le
varie associazioni, il paese tutto. Punto focale è la ricerca dei temi
esistenziali dell’anziano, delle risorse inesplorate della sua sfera emotiva
, sollecitando le potenziali energie nascoste entro la barriera
psichica e corporea che egli erige a sua difesa. In questo paziente
lavoro di ascolto , sono i canali di comunicazione più aperti
all’inconsapevolezza e all’immaginario a fare da protagonisti: la
memoria, l’affabulazione e la comunicazione non verbale. Inoltre, consentendo
all’ospite anziano di riappropriarsi del suo ruolo “consultativo”, che ne fa
il depositario di un ricco patrimonio di esperienza e conoscenza ,
l’animatore ne reintegra il senso di appartenenza ad un gruppo sociale.
Il nucleo dell’attività di animazione, in questa struttura, risiede quindi
nella relazione affettiva con l’ospite. Il significato della relazione
animatore-anziano si colloca in un rapporto di scambio reciproco, ricco e
rigenerante. E’ una posizione antitetica rispetto agli orientamenti che
privilegiano invece il distacco per scoraggiare gli effetti di legami o
sentimenti troppo coinvolgenti tra gli operatori e gli anziani.
La relazione impegna tutti gli operatori ad un affinamento della propria
capacità di ascolto e ad una intensa partecipazione ai bisogni
dell’ospite.
Presentazione
“L’animazione nasce e si sviluppa
quando si ascoltano gli anziani con un orecchio più sensibile , cercando di
modificare le modalità con le quali i residenti degli Istituti interpretano
le loro disabilità.”
( Marilù Vandeli )
La Casa di Riposo di S. Vito al Tagliamento, fin dai primi anni ha
dato avvio all’attività di animazione e l’ha continuamente sviluppata, proprio
perché ha ascoltato con “orecchio più sensibile” i bisogni dei suoi ospiti.
Ha voluto, perché consapevole delle esigenze profonde dell’anima, migliorare
la qualità della vita dei suoi anziani, i quali trovano così modo di
esprimersi, di essere attivi, capaci di scelte e di decisioni, aperti al
futuro non più visto e vissuto con ansia, ma accompagnato da progetti, anche
se piccoli, e soprattutto vissuto con serenità.
L’animazione tende ad un processo di individuazione: individuazione di affetti,
di relazioni sia tra gli ospiti che tra tutto il personale, di capacità in
cui le attività trovano coerenza in quanto mezzo di questo scambio, per far
convergere sentimenti ed emozioni nella solidarietà di appartenenza ad una
cellula sociale quale è la Casa di Riposo.
Questo spirito è per l’anziano uno stimolo positivo a superare le proprie
difficoltà. Sappiamo, infatti, che molto spesso egli ha idee proprie, una
visione del mondo tutta sua e particolare; molto spesso ha poca elasticità:
non cambia i propri principi. Cambiarli, dopo che per una vita intera sono
stati vissuti ,è davvero difficile!
Questa inflessibilità richiede molto tatto, attenzione e rispetto;
molto tempo e soprattutto molto amore. Amore che mette in atto e organizza
sempre qualcosa di nuovo per rendersi accettabile, ma soprattutto per
appianare quelle barriere di paura, ecc….che l’anziano erige a sua difesa, a
volte, senza esserne completamente consapevole.
Con questo spirito di tolleranza e di solidarietà, prima o poi si arriva al
cuore dell’ospite, ed è il momento più bello in quanto egli sentendosi
accolto, accettato, rispettato e soprattutto amato lascia andare le proprie
armi di difesa e da quel momento diventa reinventore della propria vita e
collaboratore per quella degli altri. Per gli animatori e per la Casa di
Riposo è il momento dell’alleluja.
Obiettivi:
L’Attività di Animazione, in collaborazione con tutte le realtà e servizi che
costituiscono la Casa di Riposo, mira all’unico obiettivo generale: fare
tutto il possibile perché l’ospite goda del benessere psico-fisico-sociale al
grado massimo consentito in questa Casa.
Cerca di raggiungerlo
dandosi degli obiettivi a breve, a medio, a lungo termine:
1. A breve termine
¨
accogliere,
¨
ascoltare,
¨
rassicurare,
¨
ambientare,
¨
rasserenare.
La lunga esperienza, i
vari aggiornamenti e soprattutto la spiccata sensibilità verso gli anziani hanno
insegnato a saper cogliere, nell’ospite che entra in questa Casa, il
disagio, i sentimenti di insicurezza, l’ansia , la possibile depressione e
svalutazione delle proprie capacità; hanno insegnato, ancora, a saper
osservare e orientare l’emergere in lui di tendenze centripete: l’anziano è
più diretto all’introspezione che all’estroversione.
Con il venir meno delle forze, la persona anziana è meno capace di
accettare modifiche e cambiamenti di vita . Nei primi giorni, in genere, l’ospite
riesce a malapena a nascondere la sofferenza profonda per la separazione dal
proprio mondo, dalle proprie cose e dagli affetti.
Questi vissuti colti con rispetto, comprensione e partecipazione sincera,
sono elaborati con pazienza, tatto, disponibilità con l’obiettivo di portare
un primo equilibrio nella vita di questa persona che sentendosi accolta,
sentendo che ha vicino a sé qualcuno che la ascolta, che la rassicura,
qualcuno su cui può contare, si apre al sorriso, alla fiducia e alla
speranza.
2. A medio termine
¨
coinvolgere,
¨
rendere partecipe,
¨
aiutare,
¨
sostenere,
¨
assistere,
¨
curare.
Tutte le attività di
animazione che si svolgono all’interno e, a volte, all’esterno di questa Casa
di Riposo, presentano un intreccio tra corpo e mente: alcune partono dal
corpo per arrivare alla psiche e altre dalla psiche per giungere al corpo in
una visione somatopsichica o psicosomatica. L’intento è quello di coinvolgere
la persona per sostenerla e aiutarla ad utilizzare bene le proprie risorse.
L’intero progetto
rispetta il concetto di globalità della persona; l’intenzione è di far vivere
l’anziano non certo nella svalutazione del suo corpo, spesso anche malato, ma
con la considerazione attenta di un corpo vissuto in cui la vecchiaia ed
anche la possibile malattia sono un avvenimento che appartiene
paradossalmente “di diritto all’anziano”.
Sapendo, però, che il
dolore fisico può arrivare ad occupare totalmente l’attenzione dell’ospite:
isolandolo dal mondo circostante, ne può turbare la stessa dignità. Sapendo
che il dolore, la paura dell’ignoto, la depressione, l’ansietà possono
lasciare poco tempo per una vita normale, l’animatore gli è vicino per
incoraggiarlo a credere che non è solo, che c’è tutto un mondo vicino a lui e
che la sua situazione è sotto controllo. L’ospite un po’ incredulo
all’inizio, si rilascia, con il tempo, conquistato dall’evidenza dei fatti.
Nella quotidiana
attività di animazione e nell’approccio al paziente anziano, l’animatore
cerca di leggere anche tramite un linguaggio adatto, ciò che il corpo del
soggetto vuole comunicare. L’ascolto va al di là del linguaggio verbale
dell’ospite e cerca nel linguaggio analogico del gesto, l’emozione, l’intonazione,
la parola, lo sguardo, o l’atteggiamento rivelatori del sentimento che la
persona sta vivendo.
Questo approccio
permette di cogliere la struttura psicologica dell’anziano, di avvicinarsi
alle sue difficoltà, ai suoi problemi, anche di carattere fisico qualche
volta, e di fargli sentire quella presenza che è per lui vita e stimolo per
la conquista di una vecchiaia saggia e serena nonostante la sua durezza
e le sue difficoltà.
3. A lungo termine
¨
rendere attivi,
¨
valorizzare le potenzialità,
¨
dare senso all’esistenza,
¨
far riemergere la vita (dove è possibile),
¨
aiutare a morire bene e dignitosamente.
Coniugare difficoltà e potenzialità,
bisogni fisici e spirituali, malattia e salute, vita e morte significa
aiutare la persona, in ogni istante dell’esistenza, a crescere dentro, così
da portare a maturazione “l’uomo nascosto nel cuore”, l’uomo “interiore”.
Significa delineare l’identità personale attraverso la ricerca di senso:
senso della vita, senso degli orientamenti che la qualificano, la motivano e
la esprimono. Significa aiutare la persona ad esprimere, là dove è possibile,
la sua identità con consapevolezza e responsabilità.
La Casa di Riposo di
San Vito proprio perché consapevole di tutto ciò, attraverso l’attività di
animazione vuole sottolineare il valore dell’uomo. L’uomo la cui fronte si
rasserena od oscura, quando gli occhi lanciano lampi di gioia o si velano di
lacrime; le cui labbra aperte al sorriso o contratte per l’emozione, si
schiudono per lasciar passare un grido di gioia o un singulto di dolore; la
cui parola permette di comunicare agli altri le proprie idee e i propri
sentimenti; il cui corpo freme all’unisono con l’anima. Tutto ciò ha un
fascino proprio che supera immensamente tutte le altre bellezze. E’ chiaro
che l’attività di animazione di questa Casa ha come massimo
valore l’uomo; tutto ciò che realizza lo fa per lui, per restargli
accanto in tutte le situazioni.
L’impostazione
dell’animazione è rivolta a sostenere questa forma di ossequio alla persona
dell’anziano, nonostante le profonde modificazioni che porta con sé l’età
avanzata. La relazione che l’animatore propone consiste nel tentativo
di ricostruire l’identità dell’ospite e nel valorizzare la personalità.
Proprio per far
riemergere la vita l’animatore favorisce, con particolare sensibilità,
l’ascolto degli eventi che l’ospite ricorda e ama raccontare; cerca di
sollecitare la comprensione profonda dei significati testimoniati dalle
emozioni che affiorano, creando un’atmosfera in cui i ricordi si rivelino,
riportando alla luce quei mondi scomparsi che generano vita.
La vita umana,
comunque, ha un fine. L’attività di animazione, anche se indirettamente,
collabora con tutta la Casa, perché sia vissuto nel modo più attento e
rispettoso possibile.
Che cosa sono
le attività di animazione:
Più che un insieme di atti, l’attività di
animazione è un insieme di gesti vitali, che mirano al raggiungimento
dell’obiettivo generale della Casa di Riposo, attraverso un suo obiettivo
specifico che è: far riemergere dagli ospiti tutte le energie vitali possibili
per dare loro la possibilità di "vivere" la propria vita fino in fondo.
Gli animatori si propongono di ascoltare gli ospiti con molta attenzione e
rispetto e con i vari interventi cercano di modificare le modalità con le
quali essi interpretano le loro disabilità.
L’attività è basata su un autentico rapporto umano, che cerca di favorire
l’adattabilità nel rispetto di ogni ospite, di ridurre i meccanismi di difesa
ed , eventuali, ostilità, di attenuare le reazioni depressive, di valorizzare
le energie più recondite, di non imporre comportamenti stereotipati,
uniformemente rigidi e di stimolare gli ospiti a vivere come a loro piace e
conviene per essere sereni, tranquilli e vivere in pienezza tutto il tempo a
loro disposizione.
Si tratta di interventi, a volte semplici, altre complessi, che mirano sempre
alla realizzazione di un rapporto “affettivo” attraverso una grande varietà
di iniziative creativo/occupazionali, che l’animatore prepara e
scrupolosamente segue, predisponendo il tutto in modo che gli ospiti trovino
al posto giusto quelle attività che loro interessano. Questa operazione
necessita di molta cura e attenzione, non solo perché ogni persona deve poter
identificare con facilità il proprio lavoro, ma anche perché la disposizione
è uno strumento utilissimo per creare nuove dinamiche all’interno del gruppo.
L’uso di strumenti o la creazione di oggetti vari non è, perciò, fine a se
stessa, ma il mezzo per creare fra gli ospiti, modalità di contatto, spazi
creativo/affettivi, incontri/apertura, atmosfera di distensione, momenti
vitali e stimolanti, confronti/apprendimento, relazioni/comunicazioni,
comunione/dialogo. Sono un mezzo anche di carattere curativo/riabilitativo
perché il dialogo, il movimento, l’apertura aiutano anche a guarire e ad
essere più sciolti nei vari spostamenti. Permettono anche di stemperare
quelle atmosfere faticose che spesso l’anziano porta con sé.
Quali sono le attività di animazione,
Premessa:
In questa Casa, per creatività, nell’animazione con gli anziani,
s’intende la capacità di esprimere le emozioni più intime, più originali e
profonde, che tutti noi possediamo; ciascuno di noi può sviluppare questa componente
creativa della propria personalità, pur esprimendola attraverso semplici
attività, con materiali poveri e di recupero.
Dell’esercizio della creatività interessa molto l’investimento psicologico,
con il suo bagaglio di emozioni e sensazioni; ma soprattutto il
riconoscimento delle proprie capacità espressive affidate ad un disegno, ad
un oggetto, ad un gioco, ad un’invenzione, ecc.. In questa espressione di sé
del soggetto anziano, l’animatore può cogliere emozioni profonde e delicati moti
dell’anima, grazie ai quali individuare una modalità privilegiata per
costruire una relazione, rafforzarla e arricchirla. Ciò è tanto più valido
quanto più egli ha a che fare con anziani molto introversi o con persone che
hanno difficoltà di relazione. Le attività espressive rappresentano un modo
elettivo per entrare in empatia.
Si può osservare come, a volte, l’oggetto che l’anziano crea sia un vero e
proprio dono offerto all’animatore per sancire l’affettività nella relazione;
altre volte invece esso diventa rappresentativo del disagio esistenziale o
addirittura uno strumento per liquidare le sue ansie ed esorcizzare la morte.
L’animatore attento, osserva e studia ogni oggetto per cogliere di ciascuno
il significato emotivo e simbolico: il tratto, il colore, lo spazio, i pieni,
i vuoti , le forme, i toni, i chiaroscuri, le prospettive. Il diverso
combinarsi di tutti questi elementi ( e si possono evidenziare non solo nel
disegno, ma anche nella scelta del colore del filo da usare per la maglia,
nella qualità del filo, nella grossezza del medesimo, nell’approccio con il
lavoro e altro ancora…)parla il linguaggio degli affetti e dei sentimenti,
dei desideri e delle rinunce, delle ambizioni e delle speranze.
Ma al di là delle interpretazioni di tipo psicologico a cui l’oggetto si
presta, ciò che rimane fondamentale è proprio il suo valore in quanto
tale, in quanto frutto, cioè, di una elaborazione interiore a cui va il
riconoscimento e l’apprezzamento di chi lo ammira e lo osserva.
Quali sono:
Le attività di animazione, come quadro generale, sono già state esplicitate
sopra; volendo, però, dare una visione più dettagliata di quanto viene fatto
in questa Casa, si possono distinguere in:
attività ordinarie,
che si svolgono prevalentemente al mattino
2-
attività ludiche, che prediligono il pomeriggio.
attività speciali, che variano sia per qualità, sia per quantità e sia
per il tempo in cui vengono svolte.
Le attività ordinarie si possono ancora distinguere in:
¨
Semplici:
Þ
lavoro a ferri,
Þ lavoro a uncinetto,
Þ
preparazione filati,
Þ collocazione materiale vario,
Þ lavori di riciclaggio,
Þ cura
della persona,
Þ trasporto materiale,
Þ separazione colori,
Þ servizi non impegnativi ma che occupano la persona.
Poco complesse:
Þ organizzazione materiale, per qualità e quantità, per le varie costruzioni,
Þ modellamento materiali vari,
Þ tentativi di piccole costruzioni,
Þ collocazione di materiale specifico, per qualità, quantità, colore,ecc..
Þ osservazione e partecipazione attiva nella creazione di oggetti vari,
Þ distribuzione materiale specifico e sua raccolta alla fine del lavoro,
Þ costruzione piccole presine, foglie, rami
Complesse:
Þ
Pittura:
· biglietti da visita,
· piccoli quadri,
· decorazioni varie,
· piccole operazioni di restauro,
· pitture su vassoi in legno, su indumenti, ecc..
Þ
Creazioni varie:
· forme e figure in gesso,
· composizioni floreali in carta e cera,
· pannelli,
· figure in cera, in paraffina e stearina,
· creazioni a maglia,
· cesti in midollino di svariate grandezze e forme,
· confezioni varie, e altro….
Þ
Lettura
·
libri,
· giornali,
· riviste.
NB.
La
lettura viene fatta in biblioteca. Due o tre volontarie, preparate allo scopo,
la scelgono insieme agli ospiti, la commentano, l’approfondiscono.
Vi partecipa un bel
gruppo di ospiti (sia donne che uomini) interessati e desiderosi
d’aggiornamento.
All’interno di
questa attività sorgono anche altre richieste di tipo sia culturale che
distensivo per cui spesso si dà vita anche a qualche vivace intrattenimento.
Þ
Ginnastica:
Viene fatta in palestra e curata dalle
fisioterapiste della Casa.
2-
Le attività ludiche di routine e che si svolgono al pomeriggio sono:
Þ
gioco della tombola,
Þ
gioco delle carte,
Þ
proiezione di fims,
Þ
gioco delle bocce,
Þ
danza con apposita orchestrina,
Þ
canto guidato.
3-
Le attività speciali, che hanno tempi e modalità le più svariate, si
possono distinguere in:
¨
Spirituali:
Þ S.
Messe solennizzate da vari cori, (la S. Messa è comunque celebrata ogni
giorno ed è particolarmente curata la domenica),
Þ
azioni liturgiche,
Þ
processioni, (Corpus Domini, Venerdì Santo - Via Crucis),
Þ S.
Rosario, recitato ogni giorno in chiesa dagli stessi ospiti.
¨
Visite varie, che gli ospiti ricevono:
Þ
ragazzi del GREST, AIFA, MASCI,
Þ ragazzi
“Nostra Famiglia”,
Þ
bambini di varie scuole materne,
Þ
bambini della scuola “G. Marconi – Portogruaro,
Þ
volontari.
¨
Uscite speciali, che fanno gli ospiti:
Þ
“Piazza in fiore”
Þ
Casa della Gioventù (nella settimana dell’anziano)
Þ
Lungo il Tagliamento (gita nella settimana dell’anziano)
Þ
Madonna di Rosa (nella settimana dell’anziano)
Þ S.
Antonio di Padova e Motta di Livenza (gita 1999)
Þ S.
Marco…..ecc..- Venezia (gita 2000)
Þ Visita
ai musei cittadini e mostre varie, per coloro che lo desiderano.
Þ
Soggiorno marino (15 giorni
)
¨
Feste particolari: (musica, danza, giochi, canti, regali,
sorprese, dolci, bibite, foto, qualche volta presenza di personalità sia
politiche che religiose, ecc..)
Þ
ultimo dell’anno,
Þ
befana,
Þ
carnevale,
Þ
compleanni,
Þ
ricorrenze particolari (es. onorificenze)
¨
Cori vari (solo alcuni):
Þ San
Vito,
Þ
“Laus Nova” di Pramaggiore,
Þ Bagnarola,
Þ
“Trio Breda” di …..
Þ “
Tomadini “ di…..
Þ
Prodolone.
¨
Orchestra/Banda:
Þ
Filarmonica di San Vito,
Þ
“Pletro sanvitese”,
Þ
Bagnarola,
Þ
“Società musicale” Russa,
Þ “
Gruppo musicale” Filippine.
¨
Gare (tra ospiti della Casa di Riposo e concorrenti
esterni. Le gare si concludono con la premiazione dei vincitori):
Þ
gioco delle carte,
Þ
gioco delle bocce,
Þ
gioco della tombola.
Chi sono gli
animatori:
L’attività di animazione è sostenuta da molte persone, non ultimi gli stessi
ospiti. Vi partecipano amici, conoscenti, paesani, obiettori di coscienza
che, assieme ai volontari costanti, sono un tassello nel grande mosaico
della solidarietà verso gli anziani.
Come le tessere di un mosaico non perdono la loro forma e il loro colore pur
partecipando a costruire una figura d’insieme , così essi compiono la fatica
di trovare il proprio posto per contribuire a far sì che l’ospite in questa
Casa, oltre che vivere in pienezza tutto il tempo che gli è dato, donando
agli amici e ricevendo dagli stessi tutto ciò che aiuta a stare bene con se
stessi e con gli altri, possa anche andare incontro alla morte nel modo più
dignitoso e umano possibile.
Oltre ai collaboratori su indicati, per l’attività di animazione ci sono
persone scelte e preparate allo scopo. Esse sanno che è necessaria una
profonda motivazione per tale servizio. Sanno che l’originalità creativa va
sempre mantenuta viva, come salutare antidoto contro l’appiattimento
routinario, il disagio che proviene dalla sperimentazione del dolore, della
malattia, della morte. I compiti dell’animatore, infatti, si estendono a
sfere entro le quali la creatività psicologica costituisce il principale
orientamento e lo strumento elettivo per fronteggiare la complessità delle
situazioni.
Ecco, quindi, che il valore della relazione consiste in primo luogo nella
capacità di non venir meno, di restare accanto a situazioni dolorose e frustranti.
Non arrendendosi ad una sorta di inevitabile fatalità connaturata alla
vecchiaia, ma aprendosi al possibile, anche se flebile, affiorare di vita
delle persone ospitate.
Il responsabile dell’attività di animazione cerca di mantenere in equilibrio
l’atteggiamento di tipo captativo dell’anziano per consentirgli di allentare
la paura di non contare più, per confermarlo nella validità (naturalmente
quando è possibile) delle sue osservazioni, per spostare sensibilmente
il rapporto al polo della fiducia e per non indebolire ulteriormente i
preziosi nessi che lo vincolano ai suoi orizzonti culturali.
L’animatore, dunque, esprime le sue peculiarità umane e professionali
attraverso la relazione con l’ospite. In essa si manifesta quella
disponibilità empatica che costituisce il filo conduttore dei mille
diversi rapporti in cui questo operatore è immerso, siano essi di risposta al
bisogno concreto, di assorbimento delle aggressività, o di liberazione dalle
ansie.
Per concludere, la relazione che l’animatore propone consiste nel tentativo
di ricostruire l’identità dell’ospite e nel valorizzarne la personalità.
Conclusione
La nostra cultura, sospinta da un concetto di
sviluppo incontrollato, tende a rimuovere ed a negare la vecchiaia, la
sofferenza, la morte e i limiti della vita umana. Sarebbe, invece, opportuno
considerarli tappe nel processo di individuazione personale e attraverso
un’attenta interrogazione delle stesse, accrescere in noi il senso e il valore
dell’esistenza.
Poiché la vita è un processo e una ricerca per ognuno di noi, diventa ricco
di senso l’incontro dell’animatore con l’anziano, inteso come scambio e
contributo nella costruzione della reciproca identità.
Solo un profondo rapporto affettivo può sostenere entrambi nell’incontro col
lento declino del vecchio fino alla morte.
Le attività di animazione sono le modalità di contatto e spazio per la
costruzione di un rapporto che permette di stemperare le atmosfere faticose
che, spesso, gli ospiti vivono, sviluppando energie che riempiono di
significato positivo il loro vissuto e tutto il tempo che loro rimane da
vivere.
La Casa di Riposo di San Vito al Tagliamento nell’istituire l’attività di
animazione aveva chiaro che, condividere la situazione e i bisogni
dell’anziano, non è solo atto di generosità, ma è un cambiamento di
mentalità teso a conoscere e ad approfondire il senso della vita sia
per chi dà che per chi riceve e il desiderare di conoscere il significato e
il valore della vita, specie nei momenti di particolare bisogno, è il modo
per cominciare a giudicare diversamente la realtà e quindi diventare
protagonisti del bene, cioè uomini aperti alla realizzazione di se stessi e
degli altri.
Questa apertura è
libertà interiore e questa libertà è il bisogno più grande che tutti abbiamo,
poveri e ricchi, sani e malati, giovani e anziani.
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